Un pomeriggio per riscoprire la figura di Gian Domenico Bertoli, sacerdote e archeologo, e il suo fondamentale apporto alle scienze storiche e alla riscoperta della città che è stata culla di fede per un vasto lembo di Europa. Venerdì 6 novembre l’occasione sarà il convegno «La riscoperta di Aquileia. Gian Domenico Bertoli e la cultura antiquaria nel Settecento», proposto dalla Biblioteca “P. Bertolla” del Seminario di Udine nella Hall Scrosoppi del seminario stesso, con ingresso da via Ellero 3 a Udine.
Il Settecento – secolo in cui visse e operò Bertoli – fu l’epoca in cui lo studio del passato cominciò a poggiare sull’esame diretto dei reperti e sul rigore filologico. Bertoli ne fu uno dei protagonisti del contesto europeo dell’epoca.
L’ingresso al convegno sarà libero e gratuito. Per informazioni ci si può rivolgere alla Biblioteca del Seminario Arcivescovile (via Ellero 3, 33100 Udine), telefono 0432 298121, e-mail biblioteca@seminario-udine.it.
Il convegno: G.D. Bertoli, i suoi lavori e la sua influenza

Il frontespizio de “Le antichità d’Aquileja” di G.D. Bertoli
Ad aprire i lavori sarà mons. Sandro Piussi (direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali) con «Aquileia romana, Aquileia cristiana». Massimo Lavarone ricostruirà il ruolo di Bertoli nella nascita della ricerca archeologica ad Aquileia, mentre Paolo Pastres allargherà lo sguardo alla cultura antiquaria in Friuli nella prima metà del Settecento. Roberto Feruglio e Alberto Vidon inseriranno la figura di Bertoli «nella repubblica delle lettere del XVIII secolo», la rete di corrispondenze che univa gli studiosi di tutta Europa. Katja Piazza presenterà i documenti di Bertoli conservati negli archivi e nelle biblioteche storiche diocesane, mentre Liliana Cargnelutti affronta il tema del rapporto tra storia e mito in Aquileia. Carla Pederoda, infine, concluderà la serie di interventi con alcuni esempi tratti dalle Antichità d’Aquileja di Bertoli.
Una rete di istituzioni
Il convegno nasce dalla collaborazione tra la Biblioteca del Seminario Arcivescovile di Udine, l’Arcidiocesi di Udine con gli Archivi e le Biblioteche Storiche Diocesane, l’Istituto Pio Paschini per la storia della Chiesa in Friuli, l’Accademia Udinese di Scienze Lettere e Arti e la Società Friulana di Archeologia. Le istituzioni coinvolte conservano gran parte del patrimonio documentario e della memoria storica legati a Bertoli.
Chi era Gian Domenico Bertoli
Gian Domenico Bertoli nacque a Mereto di Tomba il 13 marzo 1676. Studiò a Venezia presso i padri somaschi e nel 1700, ricevuti gli ordini minori, divenne coadiutore dello zio Giovanni Daniele, canonico di Aquileia, dove si stabilì. Negli anni aquileiesi Bertoli ebbe modo di sviluppare la propria passione per l’antiquaria lavorando letteralmente “sul campo”, mettendo insieme e schedando una raccolta di lapidi e intrecciando rapporti con i principali esponenti del mondo erudito dell’epoca, a cominciare dal friulano Giusto Fontanini (il cui carteggio con Bertoli fu pubblicato nell’ottobre 2024 dall’istituto Pio Paschini), cui si aggiunsero Filippo Buonarroti, Ludovico Antonio Muratori e Anton Francesco Gori.
Nel 1740 uscì a Venezia Le Antichità d’Aquileja, con 665 schede dedicate soprattutto a iscrizioni romane, ma anche a monete, sigilli e pitture di epoca patriarcale. Bertoli fu, di fatto, il primo autore di uno studio ragionato sul patrimonio aquileiese, dunque un autentico innovatore delle scienze storiche. Bertoli produsse anche due volumi successivi, che tuttavia restarono inediti anche a causa della soppressione del patriarcato aquileiese nel 1751.
A Gian Domenico Bertoli si deve la fondazione di quello che oggi è il Museo lapidario aquileiese. Bertoli morì ad Aquileia il 21 marzo 1763.
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