Terremoto di ieri, “terremoti” di oggi: la Chiesa udinese riflette sulle figure ecclesiali

Domenica 25 ottobre a Buja l'ultimo appuntamento che l'Arcidiocesi propone per ricordare il terremoto e trarre piste di riflessione per la pastorale odierna. A Buja si farà memoria delle figure ecclesiali del post-terremoto (a partire dall'arcivescovo Battisti, i preti di allora, le religiose e i religiosi) e si parlerà di vocazioni nella Chiesa di oggi. Interverranno don Grosso, don Antonello, suor Soardo, Ranieri, mons. Bressan, mons. Lamba.

«Dare la vita». Questo il titolo del convegno ecclesiale di domenica 25 ottobre con il quale l’Arcidiocesi udinese conclude le numerose iniziative dedicate al ricordo del terremoto del 1976 e alla contemporanea attualizzazione di quanto emerse dalle macerie del sisma. L’appuntamento del 25 ottobre si svolgerà nel teatro “Casa della gioventù” di Buja (strade dal Plevan n. 13) con inizio alle 15.30 e prevede un accesso libero e gratuito.

Sono invitati in modo particolare gli operatori pastorali, coloro che hanno a che fare con l’iniziazione cristiana e la trasmissione (o generazione) della fede, ma anche – ovviamente – consacrati e consacrate.

🔽​ La locandina del convegno

 

Il tema: «Dare la vita»

«Vuoi esercitare per tutta la vita il ministero sacerdotale nel grado di presbitero, come fedele cooperatore dell’ordine dei vescovi nel servizio del popolo di Dio, sotto la guida dello Spirito Santo?» Questa domanda è tratta dal rito di ordinazione dei presbiteri: quel “tutta la vita” torna anche nelle forme rituali che celebrano altre scelte, come il matrimonio o la vita religiosa. Ma cosa si intende? È un’espressione che ha solo una valenza temporale, “finché si è in vita”? O c’è un’accezione più profonda?

Nella tragedia del terremoto, i preti e l’allora arcivescovo mons. Alfredo Battisti seppero reagire assieme alla popolazione e lì, con la gente e per la gente, diedero tutta la vita per prendersi cura delle ferite – fisiche e morali – delle comunità. In ogni paese, il parroco era il punto di riferimento ed è grazie ai preti e alle religiose se il Friuli seppe rialzarsi non soltanto con le braccia, ma anche con la testa e il cuore.

Oggi, invece, siamo in un tempo in cui i terremoti si manifestano anche in altri modi: minori vocazioni (in tutte le loro forme), minor presenza, minor capillarità. Ma forse, anche in questo caso, è necessario uno sguardo più profondo: in che modo e perché, oggi, possiamo ancora “dare la vita”?

 

Le voci: don Grosso, don Antonello, suor Soardo, Ranieri, mons. Bressan, mons. Lamba

Il pomeriggio di domenica 25 ottobre si aprirà con la preghiera, cui seguirà un intervento di don Federico Grosso, direttore dell’Istituto superiore di Scienze religiose di Udine, sul tema «Scosse ecclesiali. Dalla mozione del clero al terremoto, fino al Sinodo diocesano udinese V: il presbiterio friulano fermento di rinascita». Don Grosso condurrà i partecipanti dentro un periodo storico di alcuni decenni nei quali il clero udinese – in senso ampio, comprendendo anche il vescovo Alfredo Battisti e alcune figure religiose – si faceva portatore di istanze popolari ed ecclesiali profonde e accorate.

Seguirà una tavola rotonda a tre voci: don Daniele Antonello (rettore del Seminario interdiocesano), suor Jessica Soardo fma (salesiana, educatrice e docente di filosofia) e Matteo Ranieri (seminarista ordinando diacono) porteranno tre diversi sguardi sulle «Figure ecclesiali di oggi. Una presenza trasformata e trasformatrice». La tavola rotonda sarà moderata da Giovanni Lesa, vice-direttore de La Vita Cattolica e Radio Spazio e sarà l’occasione per riflettere sui cambiamenti che le figure consacrate sono chiamate a vivere in relazione ai cambiamenti dei tempi storici.

A concludere il pomeriggio saranno l’intervento del vicario generale mons. Dino Bressan (sul tema «Dare la vita. Una Chiesa che si prende cura delle vocazioni») e dell’arcivescovo mons. Riccardo Lamba.

 

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