Se il terremoto di cinquant’anni fa ha distrutto edifici e strappato vite umane, di sicuro non ha intaccato la resilienza dei rapporti umani esistenti tra le persone dell’area terremotata. E – perché no? – anche delle altre comunità del Friuli. Certo, erano ben altri tempi rispetto a quelli odierni, in cui i legami comunitari paiono sbiaditi e ridotti al lumicino. Proprio per questo, domenica 15 marzo il teatro “Mons. Lavaroni” di Artegna proporrà il secondo appuntamento che la Chiesa udinese offre per riflettere sul sisma del 1976 e sulla sua eredità per l’oggi.
Al centro le comunità (di ieri e di oggi)
Quello del 15 marzo sarà un pomeriggio aperto a tutti, durante il quale si andrà a indagare lo spirito di comunità del Friuli del 1976 e del 2026, per cogliere i valori di cinquant’anni fa e (ri)scoprirli oggi. I legami parrocchiali sono stati decisivi per la tenuta non soltanto delle comunità cristiane, ma dell’intera società: chi era presente in quei tragici giorni ricorda senza difficoltà come all’indomani del sisma sorsero ovunque i comitati di tendopoli, prime espressioni di comunità che volevano esprimere con voce unisona le proprie istanze e le proprie richieste. Furono molte le persone che in quel tempo animarono le comunità terremotate e si fecero carico di quella loro voce: i parroci di allora, i sindaci, gli organi di stampa locale (come i bollettini parrocchiali, oggetto di una mostra multimediale di prossima apertura) e lo stesso settimanale diocesano “La Vita Cattolica”.
Le voci sul palco
L’identificarsi in “qualcosa” di condiviso, insomma, era una tendenza fortissima nel 1976, molto meno oggi. A che prezzo? Cosa va riscoperto? Cosa sono chiamate a essere le Parrocchie (e le Collaborazioni pastorali) oggi? A queste domande – attualissime – proveranno a dare risposta le voci che si alterneranno sul palco di Artegna il 15 marzo: dalla neuropsichiatra Silvana Cremaschi all’allora assessore regionale alla ricostruzione Roberto Dominici, dalla francescana suor Daniela Revelant a mons. Rizieri De Tina, cappellano di Coia e Sammardenchia all’epoca del sisma. Accanto alla memoria, due ulteriori voci tracceranno un arco tra il 1976 e il 2026: mons. Ivan Bettuzzi, delegato episcopale per la pastorale e per il progetto diocesano delle Collaborazioni pastorali, e la suora salesiana Franca Lapo.
Gli interventi saranno moderati da Giovanni Lesa (direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali) e dal vicario generale mons. Dino Bressan.
Foto di apertura: una delle tendopoli di Gemona. Archivio “La Vita Cattolica”.
Segui l'Arcidiocesi di Udine sui social

