A Gemona il ritiro giubilare dei diaconi dell’Arcidiocesi di Udine

Sarà il santuario di Sant'Antonio di Padova a Gemona del Friuli a ospitare sabato 7 giugno il ritiro della comunità diaconale dell'Arcidiocesi di Udine. L'arcivescovo mons. Riccardo Lamba presiederà questo particolare momento dal carattere giubilare.

Nelle liturgie vestono il camice bianco, la dalmatica e la stola in diagonale, “alla maniera diaconale”, e non vanno confusi con i sacerdoti perché il loro ministero e il loro ruolo nella Chiesa è assai diverso da quelli dei presbiteri. Sono i diaconi, uomini – talvolta sposati – che hanno ricevuto il terzo grado dell’ordine sacro (primo in ordine cronologico), il diaconato appunto.

I diaconi dell’Arcidiocesi di Udine si riuniranno sabato 7 giugno a partire dalle 9 nel santuario di Sant’Antonio di Padova a Gemona del Friuli per una mattinata di preghiera in stile giubilare presieduta dall’arcivescovo monsignor Riccardo Lamba. L’incontro prenderà avvio con la preghiera dell’ora media, cui seguirà una meditazione proposta dallo stesso Arcivescovo. A seguire, un tempo di meditazione e preghiera personale, durante il quale sarà possibile accostarsi al Sacramento della Riconciliazione. Alle 11 la Santa Messa giubilare concluderà il ritiro. Per chi lo desidera sarà possibile pranzare fraternamente insieme.

Al ritiro gemonese sono invitati anche gli aspiranti al diaconato, ossia coloro che si stanno preparando a ricevere il Sacramento dell’ordine nel grado, appunto, del diaconato. Al ritiro possono partecipare anche le mogli dei diaconi coniugati.

 

Chi è (e cosa fa) il diacono permanente?

Un diacono è un ministro ordinato: come tale, pertanto, fa parte del clero. Deve il suo nome al vocabolo “diaconia” che significa servizio. Il diaconato c.d “permanente”, ossia non finalizzato al sacerdozio, è un ministero «della soglia» in quanto chi lo svolge è chiamato a stare fra il mondo e il sacro.

I diaconi permanenti possono essere ordinati tra i battezzati celibi e anche tra coloro che sono sposati; se però sono celibi, dopo l’ordinazione diaconale non possono più sposarsi. Se sono sposati, per l’ordinazione è necessario il consenso della moglie. In ogni caso, i diaconi permanenti non vanno confusi con i diaconi transeunti (ossia “in transito” verso il sacerdozio, secondo grado dell’ordine sacro).

Riguardo ai ruoli, il diacono è principalmente un «dispensatore della carità»: così lo definiscono i Vescovi italiani. Nelle comunità i diaconi animano il servizio della carità: assistono i malati, portano la comunione agli infermi, animano la caritas locale.

Nella liturgia, il compito principale del diacono è proclamare il Vangelo durante la Messa. L’identità diaconale si lega quindi simbolicamente, ma strettamente, all’evangelizzazione. Poi c’è il compito di “santificare”: il diacono amministra il Battesimo, distribuisce la Comunione, benedice il Matrimonio, preside le esequie. Si tratta dunque di un servizio di prossimità.

Il diacono non può celebrare la Messa: al limite può presiedere una Liturgia della Parola. Nella liturgia egli si riconosce perché, a differenza dei presbiteri, veste la stola “alla maniera diaconale”, ossia di traverso. Il diacono può anche vestire la dalmatica, un antico paramento riservato proprio al servizio liturgico diaconale.

Il legame tra carità ed evangelizzazione è tipico del diacono fin dalla sua ordinazione: nel rito di ordinazione diaconale, infatti, il Vangelo è consegnato nelle mani dei diaconi: questo significa che i diaconi sono chiamati a portare fra la gente la Parola seguendo il magistero dei pastori.

 

Come si diventa diacono?

Chi manifesta questo desiderio ha come primo interlocutore il proprio parroco, al quale spetta il compito di accogliere e coltivare questo primo germoglio vocazionale. Inizia così un tempo di discernimento e di formazione.

Accompagnato dal delegato episcopale per il diaconato (attualmente è don Federico Grosso) l’aspirante diacono segue il suo percorso formativo presso l’Istituto superiore di Scienze religiose di Udine e, parallelamente, presso la Scuola triveneta di formazione al diaconato, una realtà con sede a Verona e istituita nel 2020 che prevede incontri intensivi della durata di 3-4 fine settimana all’anno.

L’intero percorso ha una durata variabile che si attesta, tuttavia, attorno ai 5 anni (salvo esigenze particolari).

 

I diaconi nell’Arcidiocesi di Udine

Attualmente sono 32 i diaconi (c.d “permanenti”) in servizio nell’Arcidiocesi di Udine, con un’età media di 71 anni, maggiore rispetto alla media del Nord-est (in cui i diaconi hanno in media 66 anni). Il più giovane tra i diaconi udinesi ha 47 anni, mentre il più anziano ha un’età di 84 anni. Il più longevo tra loro è diacono dal 1977.

Otto diaconi prestano servizio in ospedali o case di riposo, mentre sei sono impegnati in servizi di Curia. Tutti loro, salvo rarissime eccezioni dovute all’età, fanno servizio nelle rispettive Collaborazioni pastorali, sostenendo la liturgia. A turno, i diaconi prestano servizio alle celebrazioni più solenni presiedute dall’Arcivescovo.

Si contano sulle dita di una mano i diaconi udinesi ancora impegnati in un’attività lavorativa, a differenza di quanti, invece, sono in pensione; molto pochi anche coloro che vivono il celibato, mentre quasi tutti i loro “colleghi” hanno moglie e figli.

 

 

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