La parrocchia di Mione-Luint si appresta a ricordare i cento anni dell’ampliamento della chiesa parrocchiale. Il primo appuntamento sarà venerdì 9 ottobre alle ore 18 in chiesa a Mione per una lettura contemplativa della chiesa a cura di don Alessio Geretti, accompagnata dai canti del coro “Rosas di mont”. Infine, il momento culminante sarà domenica 11 ottobre alle ore 11 con la solenne celebrazione eucaristica nel ricordo di quanti hanno contribuito a costruire nei secoli la chiesa e a edificare la comunità.
La storia della chiesa di Mione
La chiesa gotica, impreziosita dagli affreschi absidali di Pietro Fuluto, discepolo e aiutante di Gianfrancesco da Tolmezzo e dalla pala cinquecentesca attribuita all’udinese Simone di Paolo, agli inizi del Novecento del secolo scorso non era più sufficiente ad accogliere la popolazione che andava aumentando. Nel 1923 iniziarono i lavori di ampliamento su spinta del cappellano don Antonio Cucchiaro (la frazione era all’epoca cappellania soggetta alla pieve matrice di santa Maria di Gorto) e secondo il progetto di Max Ongaro, sovrintendente alle Antichità e alle Belle Arti di Venezia.
I lavori per la costruzione della chiesa trecentesca furono guidati da Mastro Nicolò Ruopel, la cui mano è visibile in tante chiese della Carnia e del Cadore. Come testimoniano le fotografie antecedenti i rifacimenti del 1926 la chiesa venne dotata di un atrio (l’ussidôr), per consentire ai fedeli che non trovavano posto in chiesa di poter assistere alle celebrazioni, e sopra l’atrio di un campanile a vela (la glova).
Nel novembre del 1923, l’arcivescovo Antonio Anastasio Rossi salì nel paese gortano adagiato ai piedi del Col Gentile per la posa della prima pietra. Nell’ottobre dell’anno successivo, terminata la copertura della chiesa e il campanile, vennero accolte e sistemate le nuove campane e ultimati alcuni lavori come la collocazione dei vetri delle finestre e la luce elettrica. Nel frattempo si conclusero alcuni lavori come il battistero, i banchi e la porta d’ingresso, e si procedette all’acquisto delle statue dell’Addolorata e di sant’Antonio di Padova. Finalmente, il 17 giugno 1926, l’arcivescovo Rossi poté tornare a Mione per consacrare la nuova chiesa alla presenza di diciotto sacerdoti e di tutta la popolazione fissando la celebrazione anniversaria della dedicazione alla domenica dopo il 17 agosto.
Per l’occasione si provvide a rimuovere la pala lignea dal centro dell’abside e a collocarla nella parete sinistra della navata al fine di mettere in luce gli affreschi rimasti per lungo tempo ricoperti dall’intonaco e lasciando così libero il bell’altare settecentesco. Ora, la pala, dopo il restauro degli anni Ottanta, è posta sopra la porta d’ingresso.
Chi entra nella chiesa di Mione ha la sensazione di trovarsi in un ambiente armonico, dove il nuovo spazio novecentesco si salda in modo conveniente all’abside antica, ciò che non è sempre avvenuto in altri luoghi per operazioni analoghe, e può ammirare l’abside ottagonale con i suoi affreschi e, in particolare, le scene della Fuga in Egitto e della Risurrezione di Cristo, della Presentazione al tempio e della Natività di Gesù e la pregevole Madonna con il Bambino al centro.
Il centenario dell’ampliamento della chiesa è occasione per fare memoria del lavoro e delle fatiche di quanti, in vario modo e a vario livello, hanno posto mano all’opera con ingegno e con l’attenzione necessario per non recidere nell’architettura il legame con le generazioni che in quel luogo avevano sostato per la preghiera. Sarà anche l’occasione per guardare avanti con fiducia così da essere ancora, seppure in un contesto completamente diverso, pietre vive animate dallo Spirito del Risorto.
