La Santa Messa sarà seguita dall’illustrazione dei lavori da parte dell’architetto Paolo Emilio Daffarra, eseguiti grazie a un contributo erogato dalla Conferenza episcopale italiana attraverso i fondi dell’otto per mille destinato alla Chiesa cattolica e con fondi propri della parrocchia di San Carlo Borromeo, che, «per buona parte, sono stati raccolti negli anni attraverso le questue annue svolte dall’antica istituzione della cameranza, ancora attiva in tutte le chiese della valle», racconta il vicario parrocchiale di Resia, don Gianluca Molinaro. Alla celebrazione, con la benedizione della chiesa restaurata, sono stati invitati tutti i sacerdoti che hanno svolto il loro ministero pastorale in Val Resia. A seguire, un momento conviviale nella baita degli alpini.«Vivere in montagna è difficile – osserva don Gianluca Molinaro -, ci sono tante scomodità e poco aiuto, ma c’è molta vicinanza e umanità e si vivono molti momenti di coinvolgimento, grazie anche all’operato delle associazioni locali. In questo contesto, la chiesa è un punto di riferimento fondamentale. Il desiderio di vederla restaurata era grande. L’edificio è stato chiuso 6 mesi per consentire lo svolgimento dei lavori. La comunità attende ora con gioia e trepidazione l’inaugurazione di domenica».
La chiesa di Stolvizza
La chiesa di Stolvizza, edificata tra il 1747 e il 1750 e dedicata a San Carlo Borromeo, al quale nello stesso paese era intitolata una precedente, costruita nel 1627 e spazzata via da una piena del vicino rio Secco nel 1746, venne ampliata tra il 1760 e il 1769. Venne consacrata il 6 luglio 1769 da mons. Giovanni Girolamo Gradenigo, allora Arcivescovo di Udine, durante la sua visita pastorale a Resia. Dai rilievi effettuati durante la ristrutturazione da parte dell’architetto Daffarra e dallo studio della documentazione storica consultata da Sandro Quaglia per la realizzazione di una guida storico-artistica della chiesa, è emerso che l’attuale edificio fu costruito in diversi momenti come dimostrano anche le tre diverse tipologie di croci di consacrazione ritrovate durante i recenti restauri e visibili nella navata nord della chiesa. Tra il 1830 e il 1834, infatti, in vista dell’erezione della chiesa filiale di Stolvizza in curazia, vennero approntati all’interno della chiesa ulteriori ampliamenti e lavori di restauro. La chiesa fu eretta in curazia, però, solo nel 1911, quando fu resa sacramentale, mentre nel 1953 fu creata la parrocchia.
Articolato l’intervento di ristrutturazione effettuato. «Sono stati consolidati i muri perimetrali, tinteggiati l’interno e l’esterno della chiesa e il campanile, messi a norma gli impianti elettrici e di riscaldamento, installato un sistema di allarme e migliorata l’illuminazione interna», spiega don Molinaro.
Il restauro dell’edificio
Significativo il recupero, e la conseguente valorizzazione, del patrimonio artistico della chiesa. Lungo la navata sud è stato ricollocato l’altare ligneo di Sant’Anna con, nella nicchia, il gruppo ligneo di Maria Santissima bambina che viene istruita nella fede da sua madre, entrambi di autore ignoto. L’altare (l’unico ligneo della vallata), rimaneggiato più volte, fu posizionato in quella sede nel 1891 e tolto nel 1962. Durante i lavori di restauro, nella navata è stata rinvenuta la grande pittura muraria a calce, realizzata in concomitanza con il posizionamento dell’opera alla parete, che raffigura l’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria Vergine che faceva da sfondo all’altare identificandolo come la casa della Madonna. La pittura muraria e l’originario decoro policromo dell’altare sono attribuite a Giuseppe Fantoni (1855-1915).
L’abside è stato decorato con pitture murarie ad affresco (negli oculi sulle vele della volta gli Evangelisti; nella lunetta a meridione, Gesù che soffre e prega nell’orto degli ulivi; nella lunetta a levante, gli Angeli in adorazione al Santissimo Sacramento, mentre nella lunetta a settentrione Gesù che risorge il giorno di Pasqua) dal gemonese Giuseppe Barazzutti nel 1923/’24, tutte restaurate. La navata centrale fu affrescata da Domenico Forgiarini, nel 1943. Sopra l’arco trionfale è stato raffigurato Gesù che incorona sua Madre Regina del cielo e della terra tra due angeli che suonano. Sui muri perimetrali della stessa navata sono stati rinvenuti e restaurati quattro santi molto cari alla devozione popolare e legati in modo particolare alla popolazione stolvizzana: San Valentino e Sant’Agnese, e sulla parete opposta Sant’Antonio di Padova e San Luigi Gonzaga. Infine, è stato nuovamente posizionato il lampadario di bronzo a dodici braccia, già menzionato nel corso della visita pastorale del 1769.
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