Si è vissuto domenica 8 marzo alle ore 17 in Cattedrale a Udine, il terzo appuntamento con i ‘Quaresimali d’arte’, il percorso proposto dall’Arcidiocesi di Udine che attraversa le domeniche di Quaresima intrecciando Sacra Scrittura, incanto musicale e riflessione dell’Arcivescovo. In questa terza “stazione per l’anima” l’Arcivescovo, mons. Andrea Bruno Mazzocato, ha incentrato la sua catechesi sulle prime quattro «opere di misericordia spirituali: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti».Nel continuare le sue meditazioni seguendo il filo conduttore della “carita”, che segna il percorso pastorale che sta vivendo quest’anno la Chiesa udinese, mons. Mazzocato ha esordito affermando che la saggezza della Chiesa ha indicato come frutti della carità non solo le sette opere di misericordia corporali- poste al centro della catechesi della scorsa domenica – «ma anche altrettante opere di misericordia spirituali. Stare accanto ad una persona, consigliarla e indicarle la strada giusta è altrettanto importante che darle da mangiare o donarle un vestito”.
Traendo spunto dalla lettura del passo del Vangelo di Matteo in cui viene presentata la parabola del grano e della zizzania, e di uno stralcio delle Confessioni di Sant’Agostino, mons. Mazzocato ha rilevato come «nella società umana vi siano splendide opere di bene mescolate con terribile azioni malvagie. Ma un altro campo – e forse il più importante – a cui Gesù pensa è il cuore di ogni uomo. In noi convivono, spesso in modo confuso, sentimenti, pensieri, desideri, bisogni buoni o cattivi… E’ importantissimo che un uomo sappia entrare in se stesso, considerare il campo del suo cuore e distinguere il buon grano dalla zizzania, i desideri che lo portano a fare il vero bene per sé e per gli altri».
E l’uomo da solo «non riesce a fare chiarezza dentro il proprio cuore perché nessuno è maestro di se stesso. Per questo è un grande dono – sono parole di mons. Mazzocato – trovare chi sa consigliare i dubbiosi, una persona affidabile che sappia ascoltarci, capirci e consigliarci per il nostro bene». Cosa assai difficile di questi tempi caratterizzati «dalla frenesia dei ritmi di vita che portano a passarci accanto solo sfiorandoci, senza far caso neppure all’espressione che uno ha in volto». Da qui il monito dell’Arcivescovo: «Certo, ascoltare un altro è un’arte impegnativa, ma è un atto di vero amore e prima che con le orecchie bisogna ascoltare col cuore, accogliendo senza giudicare, cercando di capire chi ci parla e aiutarlo a capirsi».
Spesso l’ascolto si trasforma anche in consolazione che non è saper risolvere le difficoltà agli altri, «ma un cuore amico che sappia stare vicino e condividere le ferite». Questo è «un grande atto di carità che porta ad accogliere in noi le lacrime amare del fratello», cosa che non tutti sono in grado o accettano di fare. «Per consolare gli afflitti serve un cuore umile – ha proseguito mons. Mazzocato – che non pretende di trovare la soluzione per chi è in difficoltà, ma gli resta comunque vicino, bagnandosi delle sue lacrime senza restare a sua volta amareggiato».
Una delle opere di carità più impegnativa, ha ricordato infine l’Arcivescovo, «è quella di ammonire i peccatori» perché di solito «di fronte ad uno che sbaglia la reazione più comune è quella di non impicciarsi». Ma per Gesù «questo atteggiamento è menefreghismo». Di qui l’invito «ad accorrere in aiuto di chi si sta rovinando moralmente», al pari di ciò che si fa quando uno è in pericolo fisico. «Stare vicino a chi sta sbagliando, senza stancarsi, significa lottare con lui e per lui, per aiutarlo ad uscire dal male. È un grande atto di amore che ci porta a condividere la compassione del Cuore di Gesù che non si rassegna ad abbandonare mai neppure una pecora che si è perduta», ha detto mons. Mazzocato. Quindi l’esortazione che ha chiuso la riflessione: «Guardandoci attorno proviamo a vedere se ci sono nella nostra vita persone che attendono il nostro consiglio, la nostra consolazione, il nostro aiuto per uscire dal male».
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