EMERGENZA CORONAVIRUS | L’impegno della Caritas per gli ultimi, a partire dall’asilo notturno «Il Fogolâr» ora aperto 24 ore su 24

Nei giorni in cui ci viene chiesto di stare a casa per mettere al riparo noi stessi e il Paese dal dilagare del contagio da coronavirus è ancor più necessario e urgente ricordarsi di chi una casa non ce l'ha. Ecco allora che la Caritas diocesana di Udine ha rimodulato il servizio di asilo notturno che oggi ospita 23 persone altrimenti costrette in strada. Continua il lavoro della mensa dei poveri e dell'équipe di strada. Pubblichiamo il «grazie» del direttore, don Luigi Gloazzo, a operatori e volontari

In questi giorni di emergenza coronavirus in cui ci viene chiesto – per il bene nostro e di tutto il Paese – di stare a casa, non possiamo dimenticare chi una casa non ce l’ha. La Caritas diocesana di Udine ha dunque deciso di modificare il servizio dell’asilo notturno il «Il Fogolâr» che ora resta aperto 24 ore su 24. Attualmente sono ospitate 23 persone che vanno dai 18 agli 81 anni. Un servizio prezioso reso possibile anche dalla disponibilità di diversi operatori che hanno rimodulato il proprio lavoro per poter garantire una presenza costante (a questo link trovate un articolo pubblicato sul settimanale diocesano «La Vita Cattolica»).

Anche la mensa diocesana «La Gracie di Diu» continua ad operare, seppur con modalità diverse, per garantire un pasto a chi si trova in difficoltà, vengono infatti consegnati dei sacchetti con il cibo perché possa essere consumato altrove a garanzia degli ospiti stessi, degli operatori e dei volontari. Pure l’équipe di strada continua ad essere operativa e monitorare la situazione di chi non ha trovato un riparo.

Si tratta di un impegno prezioso a favore degli ultimi, ma anche di tutta la collettività, pubblichiamo dunque la lettera che il direttore della Caritas diocesana di Udine, don Luigi Gloazzo, ha inviato a operatori e volontari.

«In questi giorni riemerge in tutti noi un sentimento e una emozione atavica e primaria: la paura. È una condizione del genere animale e umana che ci fa sperimentare ed evidenziare la nostra fragilità e creaturalità. Saperla riconoscere è premessa per poterla “governare” e integrare positivamente nella nostra persona. Ci offre l’opportunità di essere più attenti anche alle paure degli altri, dei migranti, dei bambini, degli anziani, delle persone sole, dei fragili, dei “falliti”, dei violentati.

Tutti abbiamo emozioni e paure. In questo siamo simili. Ci differenziamo nell’apprendere a gestirle senza lasciarci immobilizzare dal panico. La paura ci invita ad essere prudenti e a non sottovalutare le possibili insidie visibili e invisibili.

C’è più di un episodio nella vita di Gesù dove Lui invita a non avere paura: quando tutti rischiano di affondare nelle acque del lago di Tiberiade; quando i discepoli lo vedono camminare sull’acqua; quando appare alle donne dopo la risurrezione (cfr Matteo 8,26; 14,26; …). Nella parabola dei talenti, che il Signore distribuisce secondo le diverse capacità, un servitore cerca di scusarsi dicendo di aver avuto paura e di aver sotterrato il talento (Mt 25,25). Lui lo ammonisce dicendogli che ha sprecato la vita, che non è vissuto.

Il sapere nuovo, non elitario, non accademico, fiorisce dall’esperienza. Questa la possiamo “riempire” di senso e valore a seconda di come la orientiamo e per chi la “giochiamo”. Ci regalerà una fede passata al vaglio del fior di farina, che è il più fine, e una sapienza che illumina tutto il nostro cammino, fino al compimento.

In questi frangenti di emergenze desidero incoraggiarvi e ringraziarvi tutti, volontari e dipendenti, per il servizio che svolgete con continuità. È in questo momento che sperimentiamo che cos’è la Caritas più ancora dei percorsi di formazione, anche se ben organizzati, condotti e partecipati. Sono i poveri, gli ultimi, coloro che non sono in grado di provvedere a loro stessi e all’essenziale per la propria vita che noi avviciniamo, accogliamo e serviamo. Il vivere con/per loro dà senso alla vita e fa scoprire fratelli e sorelle in un mondo molte volte inospitale.

Grazie.

Don Luigi»

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