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Comunità Teologica   versione testuale

L’obiettivo fondamentale del Seminario Maggiore è quello di formare i nuovi presbiteri i quali, sull’esempio e in persona di Cristo Buon Pastore, saranno chiamati a dedicarsi con tutte le forze e per tutta la vita al ministero di insegnare, santificare e reggere il popolo di Dio.


«Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che volle ed essi andarono da lui. Ne costituì dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni». Gesù, dopo aver scelto i suoi apostoli, «chiede loro un “tempo” di formazione destinato a sviluppare un rapporto di comunione e di amicizia profonde con se stesso. Ad essi riserva una catechesi più approfondita rispetto a quella della gente e li vuole testimoni della sua silenziosa preghiera al Padre»: avendolo conosciuto più intimamente, potranno poi rendergli testimonianza di fronte al mondo. Lo stare con lui, permette inoltre ai Dodici di vivere tra loro una singolare esperienza di vita in comune, nell’accoglienza e nel servizio reciproco, nella disponibilità a lavarsi i piedi gli uni gli altri: avendo sperimentato la gioia e la fatica della comunione, potranno diventare le guide delle nuove comunità cristiane.

 

La consuetudine di vita con Gesù allena infine gli apostoli a prendersi cura del suo gregge, specialmente dei peccatori, dei malati, dei poveri e dei bisognosi: avendo condiviso la sua compassione per le folle stanche e sfinite, come pecore senza pastore, potranno poi ripresentarne l’opera risanatrice e rigeneratrice. Anche oggi la Chiesa ritiene necessario per i futuri presbiteri un tempo di vita comune per stare con Gesù e con i fratelli nella consapevolezza della comune chiamata. È l’esperienza del seminario, il cui senso più profondo è vivere al seguito di Gesù Buon Pastore in un contesto di comunione fraterna, al modo degli apostoli, lasciandosi conformare e assimilare a lui, sotto la guida dello Spirito Santo, per essere mandati poi a raccogliere, pascere e ricondurre al Padre il suo gregge.
 
L’obiettivo fondamentale del Seminario Maggiore è quello di formare i nuovi presbiteri i quali, sull’esempio e in persona di Cristo Buon Pastore, saranno chiamati a dedicarsi con tutte le forze e per tutta la vita al ministero di insegnare, santificare e reggere il popolo di Dio. Questo obiettivo fondamentale si articola in molteplici obiettivi particolari. Essi sono:
  • offrire le condizioni per un’esperienza di vita spirituale incisiva e coinvolgente, «in intima comunione e familiarità col Padre, per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo nello Spirito Santo» e in piena sintonia con la Chiesa;
  • garantire una struttura di vita comunitaria, che favorisca autentiche relazioni di fraternità e di amicizia e faccia crescere il senso di appartenenza alla Chiesa particolare;
  • accompagnare assiduamente i seminaristi nell’impegno di discernimento vocazionale, orientato a una scelta definitiva per il presbiterato diocesano nel celibato;
  • favorire la maturazione di personalità equilibrate e consistenti, che siano ponte e non ostacolo all’incontro degli uomini con Dio135;
  • aiutare a crescere nella spiritualità del presbitero diocesano, centrata sulla carità pastorale, vissuta nella radicalità dei consigli evangelici e nella dedicazione alla propria Chiesa particolare;
  • promuovere l’acquisizione della necessaria competenza teologica e culturale, che abiliti al discernimento dei segni dei tempi e favorisca forme di comunicazione del Vangelo adatte agli uomini di questo tempo; – introdurre al ministero pastorale, preparando i futuri presbiteri ad assumersi la responsabilità di una comunità e a inserirsi in una dinamica di corresponsabilità condivisa, rafforzando il loro slancio missionario;
  • facilitare l’integrazione armonica dei vari aspetti formativi. Il Seminario è, in se stesso, un’esperienza originale della vita della Chiesa. Già sotto il profilo umano, [esso] deve tendere a diventare una comunità compaginata da una profonda amicizia e carità, così da poter essere considerata una vera famiglia che vive nella gioia. Sotto il profilo cristiano, si deve configurare come “comunità ecclesiale”.
 
Il seminario non è dunque solo un’istituzione funzionale all’acquisizione di competenze teologiche e pastorali o un luogo di coabitazione e di studio. È anzitutto una vera e propria esperienza ecclesiale, una singolare comunità di discepoli, chiamata a ripresentare il mistero del Signore Crocifisso e Risorto e a vivere una speciale consuetudine di vita con lui e con gli altri “chiamati”, per verificare e far maturare i tratti specifici della sequela apostolica. Il legame di questa particolare comunità con il Vescovo e il suo presbiterio si realizza primariamente mediante il ministero del rettore e degli altri educatori che con lui collaborano per la formazione dei seminaristi. In special modo, il seminario si presenta come una comunità educativa in cammino. In realtà, una prolungata e intima consuetudine di vita con Gesù viene presentata nei Vangeli come necessaria premessa al ministero apostolico. In quanto comunità educativa, il seminario deve avere un suo progetto organico, unitario e aggiornato139, capace di conciliare la proposta chiara della meta, la serietà del cammino e l’attenzione ai soggetti concreti. Ciò esige, soprattutto nelle circostanze attuali, una sapiente elasticità, senza scendere a compromessi sui valori e sull’impegno cosciente e libero dei singoli.
 
Per la sua particolare identità, il seminario è giustamente ritenuto il cuore della Chiesa particolare. Come tale, è posto al centro della sua preghiera, della sua sollecitudine e della solidarietà anche economica.
Esso è chiamato a mantenere o ritrovare questa sua collocazione centrale: da una parte, di comunità unica e irripetibile per i contenuti e i cammini che esprime; dall’altra, di comunità singolarmente relativa alle diverse realtà ecclesiali, in particolare al presbiterio e alle parrocchie.
 
In questa prospettiva, si comprende come siano due e simultanee le dinamiche della comunità del seminario: da un lato l’appartenenza, che garantisce alla comunità una reale consistenza; dall’altro l’apertura, che la raccorda con la vita e il cammino della Chiesa diocesana.
In sintesi, si può affermare che «l’identità più profonda del seminario è di essere, a suo modo, una continuazione nella Chiesa della comunità apostolica stretta attorno a Gesù, in ascolto della sua Parola, in cammino verso l’esperienza della Pasqua, in attesa del dono dello Spirito per la missione. Una simile identità chiede al seminario di essere un’autentica scuola di santità in cui ciascuno, nella docilità allo Spirito e nell’imitazione del Signore, è stimolato a vivere in pienezza la chiamata ricevuta, con particolare attenzione ai santi e alle figure esemplari della propria Chiesa particolare.
 
Ciò, pur non escludendo la possibilità di flessioni involutive, sia a livello personale che comunitario, esige una qualificata e robusta proposta di vita spirituale, sostenuta da un consono clima interiore ed esteriore, dall’ascolto amorevole della Parola di Dio e dalla partecipazione viva alla liturgia, dallo studio teologico rigoroso, da un’intensa vita comunitaria e dal dialogo educativo assiduo e aperto. Tutta la vita del seminario, nei suoi vari aspetti, potrà così diventare efficace cammino di santità.
 
(Da “La formazione dei presbiteri nella Chiesa Italiana,
Orientamenti e norme per i seminari”,
cap. III, nn. 57-63)
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