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Dopo cent’anni restituito a Cividale il grande arazzo del Duomo    versione testuale

L’arazzo denominato «L'ingresso nell'arca di Noè» sarà disvelato dall'arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, e dal direttore del Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, Luca Caburlotto, venerdì 15 dicembre alle 17 al Museo di Cividale. Imponente nelle dimensioni, l'arazzo in tessuto di lana con fili di seta, è opera di manifattura di Bruxelles databile fra il 1548 e il 1563.


Ritorna a Cividale dopo cent’anni il grande arazzo del Duomo. Nella cerimonia inaugurale al Museo Archeologico di Cividale venerdì 15 dicembre alle 17 sarà disvelato dall’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, e dal direttore del Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, Luca Caburlotto, alla presenza delle autorità, della Presidente della Banca di Cividale, Michela Del Piero e di quanti vorranno intervenire ad ammirare questo superbo lavoro dell’arte tessile fiamminga.

L’arazzo denominato «L'ingresso nell'arca di Noè», in tessuto di lana con fili di seta, è opera di manifattura di Bruxelles databile fra il 1548 e il 1563. Imponente nelle dimensioni, fa parte del gruppo di otto arazzi lasciati in eredità nel 1616 dal patriarca aquileiese Francesco Barbaro all’Insigne Capitolo dei Canonici di Cividale. Gli arazzi arrivarono a Cividale nel 1618.

Un autentico capolavoro è questo grande e nobile arazzo, il cui disegno preparatorio ha buone ragioni per essere attribuito a Raffaello Sanzio. Per le sue caratteristiche stilistiche e tessili l’arazzo cividalese è riferibile ad un gruppo di otto arazzi di Cracovia, commissionati da Sigismondo II Augusto re di Polonia (1520-1572).

L’inaugurazione espositiva dell’imponente arazzo celebra degnamente i duecento anni della fondazione del Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli, che nella stessa occasione presenterà al pubblico il nuovo spazio d’ingresso destinato ai visitatori progettato dall’arch. Maurizio Anselmi del Polo museale; spazio che, oltre a consentire maggior sicurezza per gli operatori di biglietteria e per il corpo di guardia, offre il servizio per il deposito di borse e zaini e di ombrelli, lo spazio di presentazione di pubblicazioni e gadget, una vetrina di sintesi delle iniziative del museo e una comoda seduta, arricchendo lo spazio d’accesso di una struttura accogliente e di design pulito ma efficace e coinvolgente.

 

Il patrimonio degli arazzi del Duomo

Questo grande e classico arazzo, che dopo cent’anni fa oggi ritorno all’ammirazione dei cividalesi, è parte del gruppo degli otto arazzi del patriarca Barbaro donati al Capitolo dei Canonici di Cividale per abbellire i Duomo.

Gli arazzi, che da allora costituiscono il patrimonio dei tessili del Duomo, sono tutti della fine del Cinquecento, e si presentano differenti per tipologie e per dimensioni. Sei arazzi sono lunghi - ciascuno di 4,60 metri per 1,5 di altezza - raffigurano scene di caccia e scene cavalleresche; un settimo arazzo è alto - metri 3,25 per 2,44 di altezza – è detto “del Nuovo Mondo”, perché raffigura piante e frutti delle Americhe con al centro un tacchino, uccello allora esotico per gli europei; l’ottavo arazzo, ed è questo oggi esposto, si distingue per l’imponenza delle dimensioni - metri 5,35 di lunghezza per metri 4,50 di altezza - e per il soggetto biblico raffigurato: il patriarca Noè mentre fa entrare gli animali nell’arca.

Il Duomo di Cividale fu per secoli abbellito da questi arazzi: veri e propri quadri intessuti di fili variopinti, realizzati da maestranze fiamminghe. Venivano esposti, com’era usanza tradizionale, nelle grandi feste a decorarne le pareti.

Complesse peripezie toccarono però agli arazzi del Duomo.

Nel 1867 il Regno d’Italia sopprimeva l’antichissimo istituto dell’Insigne Capitolo Collegiato dei Canonici. E fu da allora che gli arazzi passarono in proprietà della Parrocchia di Santa Maria Assunta. La loro manutenzione, conservazione e i restauri furono costantemente curati dalle suore Orsoline.

Scoppiata la grande guerra, e trovandosi Cividale sulla linea del fronte, per gli arazzi ebbe inizio un lunghissimo tempo di esilio lontano da Cividale.

 

Il lungo cammino per la restituzione degli arazzi

Nel marzo 1917 il Ministero della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia con l’intento di mettere in sicurezza il patrimonio dei beni culturali dei territori a rischio, provvide a far trasferire a Venezia presso la sede della Soprintendenza alle Gallerie e all’arte medievale e moderna numerosissime opere d’arte. L’elenco delle opere che si trovavano nel Veneto sottratte ai pericoli della guerra è precisato nel “Bollettino d’Arte” del marzo 1917. Tra le numerosissime prelevate da Cividale e dalle sue chiese c’erano anche gli arazzi del Duomo. Vennero depositati a Venezia alla Ca’ d’Oro.

Il percorso del ritorno a Cividale degli arazzi, oggi finalmente giunto al felice e definitivo compimento con la restituzione dell’ultimo più grande e bello della serie, fu un cammino lungo e irto di difficoltà. Eccone in sintesi tappe.

I Parroci di Cividale non si dimenticarono mai di quel ricco patrimonio dei tessili. E nel 1925 fu monsignor Valentino Liva, preposto al Capitolo di Cividale, e benemerito verso i cividalesi nei tempi calamitosi della Grande Guerra, il primo che dette inizio a quelle che nei decenni sarebbero state le reiterate richieste formali alla Soprintendenza di Venezia perché gli arazzi venissero restituiti alla proprietà e al godimento dei cividalesi.

La restituzione degli arazzi veniva però vincolata alla realizzazione da parte della Parrocchia di un Museo Cristiano a Cividale, dove gli arazzi avrebbero dovuto avere adeguata collocazione. Nel 1937, nel protrarsi della lentezza burocratica, intervenne anche Amedeo di Savoia duca d’Aosta, promettendo i finanziamenti necessari al fine di istituire il Museo Cristiano di Cividale; in cambio il duca avrebbe desiderato due arazzi per le sale del castello di Miramare. Ma non si approdò a nulla.

Scoppiata la Seconda guerra mondiale, la pratica di restituzione viene sospesa con la promessa che sarebbe stata conclusa a guerra finita. Dal 1957 i parroci di Cividale continuarono nella persistente richiesta della restituzione.

 Infine il 2 agosto 1986 il Ministero Beni Culturali concesse che fossero trasferiti a Cividale sette arazzi. E due anni dopo, il 12 aprile 1988, gli arazzi furono restituiti e insieme con loro anche un altro capolavoro tessile cividalese del secolo XIII, quell’imponente raffinato tessuto ricamato con immagini della Crocifissione al centro tra ali di santi entro cornici, detto “il velo della beata Benvenuta Boiani”, un telo lungo metri 5 e alto metri 1,60.

La restituzione dei tessili fu fatta però non al proprietario, bensì al Museo Archeologico Nazionale e gli arazzi insieme con “il velo” furono esposti al piano terra di Palazzo de Nordis. Al Palazzo de Nordis  sarebbero rimasti collocati fino al 2013. Il luogo per gli arazzi e per “il velo” risultò però una sede espositiva dall’apertura a singhiozzo e, ultimamente, il Palazzo de Nordis è stato dal Ministero ceduto al Comune di Cividale per altri fini. In conseguenza di ciò, l’allora Soprintendente dott. Luca Caburlotto prese la decisione di restituirli tutti alla Parrocchia.

All’appello, mancava il più bello e imponente degli arazzi, quello con “L’ingresso nell’arca di Noè”, che rimaneva a far bella mostra di sé alla Ca’ d’Oro di Venezia.

Fu da allora che, dalla fine del 2013, il Parroco mons. Livio Carlino sostenuto da quei cividalesi sensibili al problema, riprese a rinnovare la formale richiesta per riottenere la restituzione di quest’ultimo arazzo, con il progetto di ricollocarlo nella sua sede storica, cioè nel Duomo di Cividale. E come catalizzatore della richiesta, perché non ne fosse rimandata ulteriormente la riconsegna, le celebrazioni della Grande guerra nel 2017, centenario del suo trasferimento a Venezia, non potevano che essere la sua appropriata e migliore cornice.

 

Il ritorno dell’arazzo e l’esposizione

Le ultime trattative, oggi coronate dall’esposizione dell’arazzo, sono state condotte in stretta collaborazione con l’Arcivescovo, l’Ufficio diocesano per i Beni Culturali, con il Direttore del Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, dott. Luca Caburlotto e la Soprintendenza ai beni archeologici e artistici, nella comune consapevolezza dell’importanza che il ritorno dell’arazzo avrebbe avuto per Cividale e per lo stesso Friuli. Lettere furono inviate a Roma, al ministro Dario Franceschini, alle Direzioni Generali delle Belle Arti come pure dei Musei.

Il trasporto da Venezia e l’esposizione del grande arazzo presso il Museo Archeologico Nazionale di Cividale, autorizzati dalla Soprintendenza ai Beni archeologici e artistici del Friuli Venezia Giulia, sono stati resi possibili per la sinergia collaborativa tra la Parrocchia e il suo Museo Cristiano del Duomo, il Polo museale del Friuli Venezia Giulia e la Banca di Cividale. La Presidenza della Banca ha risposto infatti, alla domanda della Parrocchia, partecipando con un generoso contribuito per le spese del trasferimento dell’arazzo.

I cividalesi potranno finalmente vedere ritornata tra loro un’opera tessile tanto bella e preziosa, della quale si può dire avessero dimenticato persino l’esistenza, e i visitatori della città ducale potranno ammirarvi un capolavoro dell’arte tessile fiamminga.

 La Parrocchia è riconoscente verso quanti hanno risposto con la loro generosa partecipazione alla realizzazione del grande telaio espositivo e alla pulitura dell’arazzo, insieme con i due Club Service locali, il Rotary Club di Cividale,  L’Inner Wheel e il Rotaract Club.

La delicata pulitura della trama e dell’ordito è stata curata dalla professionista dei tessili antichi Simonetta Giacomini, intervento necessario a far brillare lo splendore del tessuto.

Il Polo museale del Friuli Venezia Giulia ha provveduto da parte sua alla progettazione e alla realizzazione dell’efficace allestimento, che consente di godere dell’opera, in considerazione delle sue dimensioni, a diverse distanze e a diverse altezze in uno spazio luminoso, ampio e libero da altri elementi; tale operazione è stata resa possibile mediante la costruzione di un impegnativo ponteggio sull’intera vasta ed alta parete di esposizione dell’opera, che fosse idoneo alle delicate operazioni di sollevamento, assicurazione al telaio portante e srotolamento dal rullo che la conserva: operazioni che sono state filmate e che saranno di suggestivo contorno alla cerimonia inaugurale nel video realizzato.

Presso il Museo Archeologico il grande arazzo resterà per ora esposto sino a nuova collocazione presso l’attuale Museo Cristiano del Duomo.

 

Progetti per il Museo Cristiano del Duomo

 La Parrocchia di Cividale e il suo Museo Cristiano del Duomo in due anni hanno notevolmente visto accrescere il patrimonio delle proprie opere d’arte con gli otto grandi arazzi e “il velo”. Altri beni culturali, ora in deposito, attendono di essere esposti all’ammirazione dei cividalesi. Gli spazi dell’attuale Museo del Cristiano del Duomo sono già saturi.

Per valorizzare l’ingente patrimonio d’arte cristiana a Cividale, la Parrocchia, d’intesa con l’Arcidiocesi, ha in progetto di allestire un’ulteriore sede espositiva e questa nello suggestivo e storico complesso del Convento di San Francesco. Per realizzare tale progetto sarà necessaria ancora la sinergia di tutti, di privati e di istituzioni, come pure si dovrà attingere ai fondi europei per la cultura,

Il nobile complesso architettonico di San Francesco, decorato già di pregevoli affreschi dal Trecento al Seicento, affacciato sull’arioso balcone del Natisone, potrà divenire, insieme con i siti tutelati dall’UNESCO, un nuovo e prestigioso polo culturale e artistico per  Cividale e per il  suo territorio.

 

Qui due particolari dell'arazzo, file in alta definizione (particolare 1 e particolare 2)