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Omelia dell’Arcivescovo di Udine in occasione della solennità dei Patroni Santi Ermacora e Fortunato

Si invia il testo integrale dell’omelia che l’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, ha pronunciato oggi mercoledì 12 luglio in occasione della solennità Santi Patroni dell’Arcidiocesi e della città di Udine, Ermacora e Fortunato. Hanno concelebrato assieme a mons. Mazzocato i vescovi emeriti mons. Lucio Soravito De Franceschi e mons. Diego Causero.





Cari Fratelli e Sorelle,





torno, per una breve meditazione, sulle parole di Gesù appena ascoltate: «Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola osserveranno anche la vostra». Questa è stata la storia dei nostri Santi Patroni Ermacora e Fortunato. Sono stati perseguitati fino alla morte con l’unica accusa di essere servi fedeli al loro Signore Gesù e alle sue parole.

La Chiesa di Cristo è nata e si è sviluppata attraverso le persecuzioni e con la forza dei martiri. Ha avuto come fondatore un uomo, Gesù Cristo, giustiziato con la più disonorevole e straziante delle esecuzioni: la crocifissione. Le sue personalità più importanti sono stati uomini e donne perseguitati e uccisi come il loro Maestro che essi proclamavano Figlio di Dio e loro Signore.

Chi sono i martiri cristiani sia del passato che dei nostri tempi? Sono persone innocenti che vengono giustiziati come dei fuorilegge perché hanno qualcosa di diverso dalla maggioranza delle persone in mezzo a cui vivono. Ascoltando il Vangelo di Gesù hanno scoperto una verità nuova sull’uomo  e sulla vita che la mentalità comune non conosce e tende a rifiutare.  Per non rinnegare questa verità sono disposti anche a sacrificare la vita fisica. 

È grazie a questi martiri che la verità, predicata da Gesù, ha affascinato la mente e conquistato il cuore di tante persone. I martiri sono stati e sono molto convincenti perché diffondono e sostengono la verità del Vangelo non solo a parole, ma impegnando per essa la loro vita e, perfino, la loro morte. 

Grazie alla testimonianza dei martiri l’insegnamento di Gesù si è diffuso anche nelle nostre terre, partendo dalla città romana di Aquileia, e ha creato una nuova civiltà, la civiltà cristiana; una civiltà che ha accolto quei valori che i martiri per primi hanno capito e col sangue hanno testimoniato.

Se mi guardo attorno mi viene da dire che abbiamo bisogno anche qui da noi di nuovi martiri perché spesso le parole del Vangelo non sono più capite e accettate dalla mentalità comune. La straziante vicenda del piccolo Charlie Gard ne è un triste esempio. La vita e la morte di questo indifeso cucciolo d’uomo dipendono dalla decisione di un giudice e dal parere di un’équipe medica con i genitori ridotti all’impotenza nonostante il sostegno di altri qualificati sanitari e di tantissime persone in tutto il mondo. Questa situazione ha qualcosa di inquietante e di paradossale e ci fa sospettare che sulla difesa della vita di ogni essere umano c’è qualcosa di importante che non capiamo più. 

Ma il piccolo Charlie è la punta di un iceberg, più o meno sommerso, che riguarda gli orientamenti che la nostra società sta prendendo sul modo di intervenire sull’inizio e il termine della vita umana, sulla famiglia e il modo di vivere i rapporti affettivi e sessuali, sull’educazione nelle scuole, sull’accoglienza dei profughi.

Senza voler approfondire i discorsi, appare a tutti evidente che più volte questi orientamenti e gli argomenti che li sostengono non sono in accordo con ciò che Gesù insegna nel Vangelo. La nostra società si sta orientando su scelte che riguardano dimensioni fondamentali della propria vita e che non sono secondo la tradizione cristiana che ci apparteneva.

Affermo questo senza alcuna volontà di polemica, ma solo come una constatazione perché mi sembra condivisibile da parte di tutti che tante opinioni attuali sul senso della vita e della morte, della famiglia, della libertà, della difesa dei deboli non le troviamo nelle pagine del Vangelo che insegnano spesso una sapienza della vita che stride con la mentalità corrente.

Nel rispetto delle idee di ognuno, rivolgo la mia parola prima di tutto a me stesso e poi a quanti, anche in Friuli, desiderano restare fedeli all’insegnamento di Gesù e dico che abbiamo bisogno di martiri. Non intendo di cristiani che devono perdere la vita fisica perché, ringraziando Dio, da noi non c’è questo pericolo che invece corrono fratelli cristiani in altri paesi. Abbiamo bisogno, piuttosto, di cristiani che anche oggi accolgano con la mente e il cuore le parole di Gesù e che capiscano la verità del Vangelo in mezzo alla confusione di opinioni in cui ci troviamo. E che, poi, abbiano il coraggio e la coerenza non solo di parlare ma, specialmente, di vivere e fare scelte secondo questa verità; anche con qualche prezzo di impopolarità e di rifiuto. Questi testimoni possono essere come lampade accese che portano luce alle menti di tante altre persone che cercano ancora quale sia il bene e il male ma sono disorientate a causa di una confusione spesso creata ad arte.

Chiediamo allo Spirito Santo che si accendano tante lampade che riflettono la luce del Vangelo, come furono nel loro tempo Ermacora e Fortunato.

















Udine, 12 luglio 2017