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Omelia dell’Arcivescovo di Udine in occasione della Santa Messa di Pasqua

Si invia il testo integrale dell’omelia che l’Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, pronuncerà in occasione della Santa Messa di Pasqua, oggi domenica 16 aprile, alle 10.30, in Cattedrale a Udine.

 

Cari Fratelli e Sorelle,



abbiamo ascoltato le tre letture della Sacra Scrittura per la festa di Pasqua. Le accogliamo come parole ispirate da Dio e su di esse offro un breve commento per invitare tutti ad un momento di riflessione personale.

"Pasqua", come sappiamo è un termine ebraico che significa "passaggio" e per il popolo ebreo era la più solenne festa dell'anno nella quale si faceva memoria del passaggio miracoloso attraverso il mar Rosso che gli antenati avevano vissuto, guidati da Mosè. Per la potenza del loro Dio gli ebrei erano passati da un'esistenza da schiavi sotto gli egiziani ad essere un popolo di uomini liberi con la loro legge ricevuta da Dio stesso, la loro religione, il loro tempio. Gesù sceglie proprio i giorni in cui si celebrava la Pasqua per vivere l'ultima cena con gli apostoli e di affrontare la sua passione e morte. Egli, infatti, è il Figlio di Dio venuto tra noi uomini per inaugurare la nuova Pasqua; cioè, il nuovo passaggio dalla schiavitù alla libertà. Questo passaggio lo vive lui, per primo. Lo comprendono, il mattino di Pasqua, Maria Maddalena, Pietro e Giovanni quando entrano nel sepolcro in cui il corpo crocifisso del loro maestro era stato deposto. Vedono che la sindone, in cui il corpo di Gesù era stato avvolto, era lì, posata sulla pietra funebre, ma non c’era più Gesù. L'evangelista Giovanni, ricordando il momento in cui constatò che il sepolcro era vuoto, scrive: «Vidi e credetti». Comprese, grazie al dono della fede, che Gesù aveva mantenuto la sua promessa ed era risorto il terzo giorno. Comprese che aveva compiuto la grande Pasqua, il nuovo passaggio dalla schiavitù alla libertà. Non aveva sconfitto il potere di un padrone umano, come Dio aveva fatto per gli ebrei liberandoli  dagli egiziani. Aveva affrontato sul suo corpo crocifisso il potere del padrone più cinico e implacabile che domina ogni uomo e che si chiama male e morte. Aveva aperto la strada della vera e definitiva libertà lasciando, risorto, il sepolcro, regno della morte.



Giovanni era legato a Gesù da un legame profondo tanto che nel suo vangelo si presenta come «il discepolo che Gesù amava». Mentre è nel sepolcro vuoto del suo Signore crede e comprende che quel legame di amore non è stato spezzato dalla morte ma che Gesù, risorgendo dai morti, ha aperto una nuova strada di speranza anche per lui come per Pietro, per Maria Maddalena e per quanti avrebbero creduto nel Signore risorto. 

Questa nuova strada di speranza, che attraversa anche la morte, è presentata da San Paolo – come abbiamo sentito nella seconda lettura – con l’immagine del lievito. Il lievito buono fa fermentare la pasta che diventa, così, pane saporito. Se il lievito è guasto infetta anche la pasta che diventa, di conseguenza, cibo tossico. L’apostolo, osservando l’umanità, la vede come la pasta in cui è stato introdotto un lievito corrotto, un lievito di “malizia e perversità”. L’immagine è molto realistica perché è evidente anche a noi che tra gli uomini continua ad agire una specie di veleno che intossica i rapporti, da quelli affettivi e familiari a quelli internazionali. Esso porta a non capirsi più, rende l’altro un avversario, spinge allo scontro reciproco. Succede nelle famiglie come succede, anche in questi giorni, tra nazioni con reciproche minacce che lasciano tutti con l’animo inquieto. Questo veleno maligno si chiama peccato ed è guidato dall’istinto a far del male fino anche  alla morte.

Gesù ha portato tra noi uomini un lievito nuovo che viene dal cuore di Dio ed è lo spirito dell’amore. Lo ha portato in mezzo alla malvagità degli uomini che lo hanno appeso, innocente, ad una croce; lo ha portato fin dentro la morte, morendo per amore e perdonando tutti. Questo lievito dell’amore alla fine ha vinto il male e la morte e Gesù è risorto con il suo corpo trasformato dall’amore onnipotente di Dio.

Questo lievito nuovo lo ha donato  e continua a donarlo a chi crede in lui . Chi lo accoglie diventa partecipe della Pasqua del Signore, del passaggio dalla schiavitù del male e della morte alla libertà dell’amore. Quanto bisogno c’è di questo lievito nuovo che disintossichi gli uomini da quello corrotto della malizia e della perversità! Quanto bisogno abbiamo di persone che hanno il cuore “lievitato” dallo spirito dell’amore di Gesù che nel giorno di Pasqua ha vinto anche la morte! In questa S. messa chiediamo a Gesù la grazia di essere tra coloro che portano in mezzo agli altri il lievito buono, dell’amore, della Pasqua.

 

Udine, 16 aprile 2017