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L’Arcivescovo di Udine ai giornalisti: «Comunicate speranza e fiducia, raccontando il bene che c’è nella nostra società»

«Un momento di sosta interiore, di riflessione spirituale che raggiunga la nostra coscienza, là dove ogni uomo custodisce le motivazioni più personali del suo agire». Con queste parole l’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, ha descritto la Santa Messa celebrata stamattina, martedì 24 gennaio, all’Oratorio della Purità a Udine, rivolgendosi ai giornalisti nella festa di San Francesco di Sales, loro patrono. Riprendendo il messaggio del Santo Padre per la 51ª Giornata delle Comunicazioni sociali – diffuso questa mattina e incentrato sul tema «”Non temere, perché sono con te”. Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo» – mons. Mazzocato ha spiegato come i giornalisti siano «uomini e donne che raccontano a tutti la storia del mondo e la storia degli uomini e delle donne che lo abitano. E nel loro racconto riescono ad infondere speranza e fiducia in chi legge e ascolta».





I giornalisti, ha proseguito l’Arcivescovo, «osservano la storia umana, in continua evoluzione, con lo sguardo che Gesù ci ha insegnato nella grande parabola del buon grano e della zizzania». Il Signore, infatti, ha evidenziato il presule, «paragona il mondo ad un grande campo in cui crescono, mescolate tra loro, pianticelle di buon grano e pianticelle di erbacce cattive. Le erbacce sono il risultato dell’azione del maligno che opera tra gli uomini e dentro gli uomini e la cui azione solo un cieco potrebbe negare. Sono, però, anche tenacemente presenti molte pianticelle di buon grano che, nonostante tutto, crescono e portano frutti di bene. Esse sono il segno innegabile dell’azione di salvezza di Dio tra gli uomini; azione che mai si ferma anche dentro i momenti più bui e tribolati della storia».





Da qui l’esortazione, in sintonia con Papa Francesco: «Può essere forte la tendenza a soffermarsi solo a descrivere la presenza della zizzania col rischio di inoculare in chi legge e ascolta sentimenti di disperazione quando la comunicazione viene enfatizzata e spettacolarizzata, diventando talvolta vera e propria strategia di costruzione di pericoli vicini e paure incombenti. Invece, silenziosamente, ma tenacemente, cresce anche oggi il buon grano. È possibile raccontare tante testimonianze di bene, di onestà, di abnegazione per chi ha bisogno, di fede profonda e convinta, di impegno per i grandi valori che sono le fondamenta della nostra civiltà. Queste testimonianze sono come punti luminosi che fanno rinascere nell’animo delle persone la speranza e la fiducia e siamo ben coscienti di quanto ce ne sia bisogno in questo momento».

«Ecco, allora – ha concluso mons. Mazzocato –, che i giornalisti possono essere preziosi comunicatori di speranza e di fiducia solo facendo onestamente il loro lavoro; cioè, raccontando la storia così com’è: un intreccio sorprendente di assurda zizzania e di consolante buon grano. Vista, così, la loro è una nobile professione nella quale chi è cristiano può trovare lo spazio per vivere la propria fede e l’impegno per il Vangelo».

 

A questo link il testo integrale dell’omelia.