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Perché i Mercoledì dell'Angelo? «Per trovare quell'infinito di cui abbiamo bisogno»   versione testuale

Perdita del centro, incredulità, sfiducia, abbandono di visioni totalizzanti, nichilismo: queste sono le parole-chiave della società postmoderna nella quale siamo immersi. Eppure, se ci guardiamo intorno, notiamo che la condizione del perenne viandante non ci soddisfa pienamente. Scopriamo che l’uomo, nella sua natura più profonda, ricerca comunque un senso, ha sete di un infinito per il quale valga la pena dare la vita. Un tempo la società era permeata da ideali, bastava aderire. Oggi gli stimoli esterni sono più deboli e  silenziosi.


Per questo motivo non è più sufficiente un sì inconsapevole; serve un sì maturo, frutto di domande e messe in discussione: solo così esso può divenire un sì credibile. Tutto ciò è vero soprattutto per i giovani. E per me. Quindi, quando don Marcin due anni fa è venuto a pubblicizzare i Mercoledì dell’Angelo a noi assistenti di San Marco, sono rimasta subito affascinata, vedendo in questa proposta un’occasione per approfondire meglio i miei tanti perché in merito alle questioni che della Chiesa “non mi tornano”.

 

I Mercoledì dell’Angelo sono infatti incontri per giovani su tematiche di Fede. L’idea di base è quella di fornire uno spazio di dialogo ed approfondimento per coloro che, più che cercare risposte, cercano strumenti per riformulare meglio le proprie domande. Persone  quindi con background anche molto differenti tra loro: ragazzi che hanno terminato il percorso in preparazione alla Cresima ma che sentono ancora il desiderio forte di continuare un cammino di Fede, giovani che per motivo di studio si sono trasferiti a Udine dovendo quindi rinunciare alle attività che svolgevano prima nelle parrocchie dei loro paesi, persone magarilontani dalla Chiesa ma che, anziché dire un no a priori, si aprono a dei perché.


Ogni incontro propone un diverso tema “scottante”: perché per confessarsi bisogna andare da un prete?Buoni cristiani = onesti cittadini? Cosa devo fare per essere veramente felice? In una prima fase un relatore - esperto della tematica - fornisce al pubblico degli strumenti per analizzare con maggior competenza l’argomento. In un secondo momento, invece, viene lasciato dello spazio per le domande dei giovani, i quali possono mandare i loro quesiti in forma anonima ad un numero whatsapp. Nessuna discussione si è mai facilmente risolta in sé ma è sempre stata il punto di partenza per un nuovo confronto.

 

Se, dunque, lo scorso anno ho partecipato come semplice uditrice, quest’anno mi è stato chiesto di mettermi in gioco in prima persona anche nell’organizzazione. Insieme ad un team composto da persone provenienti da parrocchie e realtà differenti, mi sono quindi interrogata su quali fossero i temi che potessero interessare maggiormente i miei coetanei. Non sempre eravamo tutti d’accordo, perché le sensibilità e le esperienze di fondo erano sicuramente diverse. Eppure, proprio questa collaborazione tra gente così diversa, mi ha permesso di percepire una volta di più la bellezza di sentirsi gruppo, sentirsi parte non solo della nostra comunità parrocchiale ma anche della comunità diocesana. Noi generalmente viviamo a San Marco, ci sentiamo di San Marco e per noi essere cristiani è essere di San Marco. Questa fedeltà alla nostra parrocchia è sicuramente qualcosa di prezioso ma… la Chiesa è qualcosa di molto più grande!

 

L’esperienza ai Mercoledì dell’Angelo mi ha quindi aiutata a capire proprio questo: per trovare quell’infinito di cui abbiamo sete non è sufficiente essere aperti alle domande. Perché se uno ha delle domande ma ricerca le risposte sempre nel suo cortile finirà per seguire sempre gli stessi sentieri e ritornare sempre sui propri passi. Più ancora che alle domande abbiamo invece bisogno di essere aperti alle persone: non avere paura di chi la pensa diversamente o di chi magari vive semplicemente in maniera differente i valori in cui crediamo anche noi.

 

Giulia Vigna

 

Articolo tratto dal periodico parrocchiale "Vivere San Marco" n° 2, 2017

 

Per approfondire: