«Nel vaso di coccio che è il nostro cuore, custodiamo il profumo del Vangelo come San Paolo e i Santi Patroni»

Si è rinnovato il tradizionale appuntamento con la celebrazione della solennità dei Santi Patroni Ermacora e Fortunato che ha visto la benedizione della città dal sagrato della Cattedrale con le reliquie dei Santi. ««Importante – ha detto l'Arcivescovo nell'omelia – è chiederci cosa portiamo dentro questo fragile vaso di coccio che è il nostro corpo e il nostro cuore; importante è che custodiamo in noi e diffondiamo attorno a noi il buon profumo del Vangelo di Cristo che lo Spirito Santo ha messo in noi col battesimo e con la parola e l’esempio di tanti bravi cristiani che ci hanno voluto bene»

«Importante è chiederci cosa portiamo dentro questo fragile vaso di coccio che è il nostro corpo e il nostro cuore; importante è che custodiamo in noi e diffondiamo attorno a noi il buon profumo del Vangelo di Cristo che lo Spirito Santo ha messo in noi col battesimo e con la parola e l’esempio di tanti bravi cristiani che ci hanno voluto bene». Così l’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, nell’omelia pronunciata in occasione della solennità dei Santi Patroni Ermacora e Fortunato, stamattina in Cattedrale a Udine.

Il presule ha dunque richiamato la seconda lettura tratta dagli Atti degli Apostoli, riprendendo le parole dell’apostolo Paolo: «Noi abbiamo un tesoro in vasi di creta perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi». «Egli – ha sottolineato il vescovo – si sente un fragile vaso di creta perché nella sua vita aveva subito continuamente rifiuti, torture, incarcerazioni, persecuzioni. Però, racchiudeva dentro di sé una potenza straordinaria che non veniva da lui ma da Dio: era la potenza di Gesù Cristo e del suo Vangelo. In un altro passo della stessa lettera ai Corinzi afferma di essere come un vaso che contiene il profumo di Cristo per diffonderlo tra gli uomini per la loro salvezza. I nostri Santi Patroni, Ermacora e Fortunato, hanno rivissuto l’identica esperienza di San Paolo. Sono stati dei fragili vasi di creta in mezzo a coloro che avevano forza e potere nella città di Aquileia. Sono stati colpiti con violenza attraverso persecuzioni e il martirio e gettati via con cocci inservibili. Ma proprio quando sono stati frantumati è uscito ciò che essi contenevano; è uscita la potenza di Dio e il profumo del Vangelo di Cristo che ha trasformato la mentalità pagana del tempo e attirato i cuori di tante persone. Quel profumo del Vangelo, emanato da quei due Vasi di creta, fragili e santi, è giunto fino a noi e ancora ci attira e ci ha portato anche questa mattina qui in cattedrale per celebrare i nostro Patroni e pregare assieme».

Di seguito il testo integrale dell’omelia.

La celebrazione si è conclusa con la benedizione della città dal sagrato della Cattedrale.

 

Cari Fratelli e Sorelle,

all’inizio della seconda lettura abbiamo ascoltato queste parole dell’apostolo Paolo: “Noi abbiamo un tesoro in vasi di creta perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi”. Egli si sente un fragile vaso di creta perché nella sua vita aveva subito continuamente rifiuti, torture, incarcerazioni, persecuzioni. Però, racchiudeva dentro di sé una potenza straordinaria che non veniva da lui ma da Dio: era la potenza di Gesù Cristo e del suo Vangelo. In un altro passo della stessa lettera ai Corinzi afferma di essere come un vaso che contiene il profumo di Cristo per diffonderlo tra gli uomini per la loro salvezza.

I nostri Santi Patroni, Ermacora e Fortunato, hanno rivissuto l’identica esperienza di San Paolo. Sono stati dei fragili vasi di creta in mezzo a coloro che avevano forza e potere nella città di Aquileia. Sono stati colpiti con violenza attraverso persecuzioni e il martirio e gettati via con cocci inservibili. Ma proprio quando sono stati frantumati è uscito ciò che essi contenevano; è uscita la potenza di Dio e il profumo del Vangelo di Cristo che ha trasformato la mentalità pagana del tempo e attirato i cuori di tante persone. Quel profumo del Vangelo, emanato da quei due Vasi di creta, fragili e santi, è giunto fino a noi e ancora ci attira e ci ha portato anche questa mattina qui in cattedrale per celebrare i nostro Patroni e pregare assieme.

Essi ci ricordano, prima di tutto, che anche ognuno di noi è un fragile vaso di creta. Le sfide che, a volte, facciamo tra di noi per vedere chi è il più forte e il più potente sono un po’ patetiche. Restano vere le parole del salmo 39: “Sì, è solo un soffio ogni uomo che vive. Sì, è come un’ombra l’uomo che passa” (39,6). Negare la nostra fragilità naturale è una menzogna evidente e pericolosa perché, appunto, crea scontri tra di noi.

Importante, invece, è chiederci cosa portiamo dentro questo fragile vaso di coccio che è il nostro corpo e il nostro cuore; importante è che custodiamo in noi e diffondiamo attorno a noi il buon profumo del Vangelo di Cristo che lo Spirito Santo ha messo in noi col battesimo e con la parola e l’esempio di tanti bravi cristiani che ci hanno voluto bene.

Abbiamo bisogno, in questo tempo, di tanti vasi di creta, come San Paolo ed Ermacora e Fortunato, che diffondono il buon profumo del Vangelo di Cristo nelle famiglie, nelle scuole, nella nostra città e ovunque vanno e operano.

Solo quel profumo può disintossicare le menti e i cuori. Questa disintossicazione è urgente perché c’è bisogno di ritrovare il senso e il gusto del rispetto della vita umana.

Non possono non inquietarci vicende come quelle del signore francese, Vincent Lambert lasciato morire, senza più alimentazione e idratazione, per la sentenza di un tribunale in mezzo al caos delle opinioni. La sua tremenda via crucis ci mette davanti la confusione etica in cui si trova ormai l’Europa che non sa più con chiarezza il modo per rispettare la vita umana.

Venendo più vicino a noi, ci accorgiamo che rischiamo di adattarci, come fosse un fatto ineluttabile, alla grave diminuzione di bambini che nascono, e, altrettanto, facciamo verso la tragedia dell’aborto che nega a tanti bambini il diritto di nascere.

Anche le sofferenze di persone povere, come i richiedenti asilo, spesso non vengono prese in considerazione affrontando con verità tutta la complessità del problema e chiedendosi quali siano le vie da percorrere per il loro vero bene. È triste constatare che prevale, purtroppo, la spettacolarizzazione o la strumentalizzazione di una parte e dell’altra.

Mi sono permesso di accennare a questi esempi perché sono campanelli di allarme che devono risvegliare le coscienze sul fatto che stiamo perdendo il senso e il gusto del rispetto della vita umana la cui dignità deve restare intangibile.

Ma le coscienze si risvegliano solo se si disintossicano respirando ancora il profumo sempre nuovo del Vangelo di Gesù. Per questo abbiamo bisogno di tanti vasi di creta che, come San Paolo ed Ermacora e Fortunato, contengono e diffondono questo profumo. Abbiamo bisogno di autentici cristiani come lo sono stati i nostro Patroni e tanti altri martiri della prima Chiesa Aquileiese. Prego per me e per voi perché siamo tra questi cristiani veri nella nostra cara città di Udine.

Udine, 12 luglio 2019

 

Vuoi condividere questo articolo?

Facebooktwittergoogle_plusmail

Segui l'Arcidiocesi di Udine sui social

Facebooktwitterrssyoutube