dove ti trovi: Migrantes » Highlights Catecumenato » Pubblicato il 25° Rapporto Caritas Migrantes «La cultura dell'incontro» 
Share

Pubblicato il 25° Rapporto Caritas Migrantes «La cultura dell'incontro»   versione testuale

Se dai volti e dalle storie quotidiane emerge la parola incontro, i numeri parlano di stabilità anche se in alcune regioni ci sono i primi segnali di un calo del numero di presenze. Sono infatti sostanzialmente stabili i numeri dei cittadini stranieri residenti nel nostro Paese, pari a 5 milioni circa (+1,9%) nel 2015. Qui scaricabile la sintesi del rapporto


“Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?”. Sono questi gli interrogativi posti nel suo intervento da Papa Francesco, il 6 maggio 2016, dopo aver ritirato il Premio Internazionale Carlo Magno. Interrogativi – spiegano il direttore generale della Fondazione Migrantes mons. Gian Carlo Perego e il direttore di Caritas Italiana, mons. Francesco Soddu presentando la 25ma edizione del “Rapporto Immigrazione” - “duri e impegnativi che comunicano tutta la complessità del momento storico che stiamo vivendo, alla luce anche della ‘nuovissima era delle migrazioni’ caratterizzata da persone che ‘bussano alle porte dell’Europa’ in cerca non più e non solo di un lavoro, ma di protezione, perché in fuga da guerre, da disastri ambientali, da un mondo e un territorio in cui la vita è messa a rischio”. 

 

In un quarto di secolo il Rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes ha raccolto studi puntuali sul tema migratorio, partendo dai dati ufficiali e affiancando, negli ultimi anni, la metodologia prettamente statistica a quella qualitativa, dando spazio alla voce dei territori diocesani e regionali e mettendo al centro le persone con i loro volti e le loro storie. Hanno infatti portato la loro testimonianza dal territorio don Gianni De Robertis (Direttore regionale Migrantes Puglia) e don Giovanni Perini (Delegato regionale Caritas Piemonte - Valle d’Aosta).

 

Proprio guardando a questi volti e ascoltando queste voci, “tra sofferenza e condivisione, sfruttamento e tutela”, è stato costruito il XXV Rapporto, evidenziando che oggi non possiamo dimenticare gli oltre 5 milioni di persone di cittadinanza non italiana che strutturalmente vivono in Italia, da più o meno anni, mentre si affronta il recente fenomeno dei richiedenti asilo e rifugiati, sicuramente cresciuto a livello numerico in questo momento e con maggiore urgenza di risoluzione in un quadro di mobilità europea e nazionale. Lo stesso slogan “cultura dell’incontro” di questa edizione è scelto “in una prospettiva che guarda lontano oltre la interculturalità – termine oggi di cui si è fatto più abuso che uso – e finanche oltre il più recente termine di transculturalità, nella certezza che solo ponendo al centro della riflessione l’uomo, non come individuo singolo, ma in dialogo con l’altro, sia possibile creare la società civile del domani, quella che è in grado di ‘integrare, dialogare e generare’.

 

Se dai volti e dalle storie quotidiane emerge la parola incontro, i numeri parlano di stabilità anche se in alcune regioni ci sono i primi segnali di un calo del numero di presenze. Sono infatti sostanzialmente stabili i numeri dei cittadini stranieri residenti nel nostro Paese, pari a 5 milioni circa (+1,9%) nel 2015. La tanto temuta “invasione” che qualcuno paventava con gli sbarchi dello scorso anno, non ha praticamente prodotto effetti sulla composizione del panorama migratorio nazionale. Molti di coloro che sono giunti via mare hanno lasciato il nostro paese mentre una parte residuale ha chiesto l’asilo. Sono altri i paesi in Europa che nel corso del 2015 hanno visto crescere sensibilmente la popolazione straniera tra cui Germania e Gran Bretagna. Anche le loro caratteristiche confermano un modello di inserimento che privilegia il Nord Italia rispetto al Sud, che vede un mercato del lavoro ancora fortemente segmentato ed una presenza storica soprattutto di Romeni, Albanesi, Marocchini, Cinesi ed Ucraini. L’assenza di vie regolari per l’ingresso in Italia ha di fatto congelato il nostro Paese su numeri che vedono una incidenza degli stranieri sulla popolazione totale di poco superiore all’8% e con caratteristiche che sono assimilabili al recente passato eccezion fatta per la cittadinanza le cui acquisizioni sono in forte aumento +29% (129.887). Dunque, voglia di stabilità che si scontra con gli innumerevoli ostacoli che si frappongono nel percorso di integrazione: sono ancora molto sovra rappresentati gli stranieri nelle statistiche sulla dispersione scolastica, per quanto riguarda i reati, per ciò che riguarda le loro condizioni di lavoro e il trattamento salariale. Ma nonostante le tante difficoltà con il contributo di tutti è possibile promuovere una seria politica di costruzione di una società integrata e armoniosa, che è nelle mani di tutti noi. Non basta convivere nella società, ma la società bisogna crearla continuamente insieme.