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Ricerche in corso   versione testuale


I sermoni di Cromazio, vescovo di Aquileia (388-408). Esame della tradizione manoscritta per una nuova ipotesi interpretativa

 

(dott.ssa Marianna Cerno)

 

Il riesame della tradizione manoscritta dei sermoni di Cromazio di Aquileia ha portato nuovi elementi per la ricostruzione storica del destino dell’opera nel corso del medioevo.

Il reperimento di una trentina di nuovi testimoni manoscritti, il progresso della medievistica nel campo delle raccolte omiletiche carolingie e la rivalutazione filologica dei più antichi codici aquileiesi che contengono i sermoni consentono di perfezionare l’interpretazione ecdotica tradizionale, apportando qualche modifica ai criteri editoriali ma soprattutto specificando alcune dinamiche della trasmissione dei singoli testi nei secoli altomedievali.

Il dettagliato status quaestionis delle acquisizioni della critica, sempre debitrice dell’ancora fondamentale lavoro di Joseph Lemarié, ha condotto alla formulazione di una nuova ipotesi interpretativa che rivaluta la particolare tradizione italiana dei sermoni, sporadica ma altamente conservativa, e restituisce al circolo degli intellettuali che si stringeva attorno alla figura di Cromazio un ruolo primario – anche se non necessariamente consapevole – nella diffusione medievale dell’opera omiletica del vescovo di Aquileia.

 

 

Annales civitatis Utini

 

(prof.ssa Vittoria Masutti)

 

Sta per concludersi la ricerca pluriennale di Vittoria Masutti sul primo volume degli Annales civitatis Utini, Il volume contiene le prime registrazioni delle sedute consiliari del Comune di Udine dal 1347 al 1354. Si tratta di una documentazione straordinaria, relativa soprattutto alla città, ma con riflessi sull’intera Patria del Friuli della quale Udine aveva assunto il ruolo di capitale. Da questo testo affiora la vita del borgo cittadino in tutti i suoi aspetti, dal pagamento dei dazi ai depositi in denaro fatti dai cittadini, dai problemi della salute all’organizzazione delle scuole; nel mezzo di questo arco cronologico la terribile peste del 1348-49 e il violento terremoto che sconvolse l’intero Friuli nel 1350. Dalla lettura di queste pagine scaturisce uno spaccato della vita udinese e friulana in ambito medievale, capace di incuriosire e di suscitare nuovi interessi per altri studi di carattere cronachistico e storico economico.

 

 

I registri dei notai Francesco di Nasutto e Nicolò da Cividale

 

(dott. Sebastiano Blancato)

 

La biografia del notaio patriarcale Francesco di Nasutto da Udine († 1330) si è a lungo intrecciata, fino a confondersi, con quella dell’omonimo notaio Francesco da Udine († 1299). Questi, nell’ultimo anno della sua vita, svolse le funzioni di camerario del comune, mentre della sua attività notarile sono rimaste solo due pergamene autografe. Di Francesco Nasutti, invece, ci è pervenuto un quaderno (BCU, FP, 1465/I)  contenente 128 atti – quasi tutti relativi a investiture da parte del patriarca Raimondo – dal 1291 al 1293 (a questi vanno aggiunti gli oltre 500 regesti di documenti attribuiti alla mano del Nasutti fino al 1327). Anch’egli tuttavia svolse per i patriarchi funzioni non solamente tabellionali: fu depositario delle collette per i patriarchi Raimondo, Pietro e Ottobono.

Nicolò da Cividale († 1299), canonico di Cividale e notaio patriarcale, figlio del notaio patriarcale Giovanni da Lupico, nacque una decina d’anni dopo la venuta del padre nelle terre del Patriarcato (1252). La prima menzione di Nicolò si trova in un documento del maggio 1281. L’assenza di qualsiasi testimonianza in altre fonti documentarie per tutti gli anni Ottanta del Duecento è compensata dai documenti stessi del registro del notaio (BCU, FP, 1434), tutti scritti, a parte l’unico atto di compravendita del 1282 già menzionato, fra il 1283 e il 1289, e comprovanti la sua attività più come notarius curie presso le varie sedi patriarcali che come publicus notarius.

L’edizione critica dei registri dei due notai, preceduta da un’ampia introduzione, è curata da Sebastiano Blancato.

 

 

Registri e imbreviature di Alberghetto Vandoli da Bologna

 

(dott. Emanuele Fontana)

 

In base alla documentazione conservata è possibile tracciare, almeno in parte, il profilo biografico del notaio patriarcale Alberghetto Vandoli da Bologna. Figlio del bolognese Enrigetto, fu attivo certamente negli anni del patriarcato di Ottobono dei Razzi (1302-1315) e operò nella cancelleria nello stesso periodo in cui vi lavorò il notaio Meglioranza da Thiene. Con quest’ultimo i rapporti furono stretti, come risulta da vari atti conservati, tra cui il testamento di Alberghetto, dettato il 29 giugno 1331. Egli era già morto il 18 maggio 1332, quando il patriarca Pagano Della Torre incaricò Meglioranza di custodire gli atti del defunto Alberghetto e di suo figlio Enrico. Importanti sono i due registri cartacei (ASUd, ANA, b. 5118/3) contenenti gli atti processuali redatti dal notaio nell’arco di tempo compreso tra il 1303 e il 1307, in cui emergono i contatti con personaggi importanti del mondo economico e ecclesiastico del Friuli. I danni riportati dai registri a causa dell’umidità rendono difficile, in vari passaggi, la lettura dei documenti. L’edizione critica dei registri di Alberghetto, che tenta di restituire il testo degli atti nella forma più completa possibile, è curata da Emanuele Fontana.

 

 

L'Epistolario di Pio Paschini

 

(dott.ssa Michela Giorgiutti)

 

In occasione del Convegno di studio su Pio Paschini nel centenario della nascita, svoltosi fra Udine e Tolmezzo nel 1978, l’arcivescovo di Udine mons. Alfredo Battisti annunciava l’intenzione di erigere in memoria del grande studioso un Istituto di Fonti e Ricerche di storia ecclesiastica friulana, pensando in particolare al coraggioso tentativo di Paschini nel conciliare cultura storica e fede e al suo validissimo apporto di ricerca sulle origini e sulla storia della Chiesa di Aquileia. A quasi quarant’anni dalla sua fondazione, l’Istituto Paschini per la storia della Chiesa in Friuli ha promosso l’edizione dell’Epistolario di Pio Paschini affidandone la cura scientifica al prof. Sandro Piussi, che si avvale della collaborazione della dott.ssa Michela Giorgiutti per la trascrizione delle lettere. Per la ricerca, avviata lo scorso anno e che si concluderà entro il 2016, sono stati individuati due fondi: quello presso la Biblioteca del Seminario di Udine, donato dagli eredi, e quello presso l’Archivio dell’Università Lateranense, dove Paschini svolse la maggior parte della sua attività di insegnamento e di ricerca.