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Omelia in occasione della Giornata della vita (3 febbraio 2018)   versione testuale

Cari Fratelli e Sorelle,

nel brano del Vangelo che ci è stato letto San Marco descrive una giornata tipo di Gesù. Egli dedicava le prime ore del giorno alla preghiera e occupava il resto del tempo passando da un paese all’altro dove trovava sempre molti abitanti ad accoglierlo. Si tratteneva in mezzo a loro predicando il Vangelo e guarendo coloro che erano ammalati nell’anima, dai quali scacciava i demoni, e gli ammalati nel corpo che liberava dalle infermità.

 

Dove passava Gesù passava la vita ed egli lasciava dietro a sé un’ondata di gioia tanto che tutti lo cercavano e volevano trattenerlo fra loro. Veramente egli portava un “Vangelo”, una buona notizia. Portava il Vangelo della vita, come ricorda il messaggio della giornata per la vita dei vescovi italiani. Portava la vita con la sua parola di luce e di speranza e con la sua potenza divina che liberava l’uomo dal male.

 

Agli apostoli e a tutta la Chiesa Gesù ha consegnato la missione di continuare a diffondere tra gli uomini di ogni epoca il suo Vangelo, il Vangelo della vita. È un compito a cui la Chiesa non può e non vuol sottrarsi come ci ha fatto ben capire San Paolo: «Annunciare il Vangelo non è per me un vantaggio perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annunciassi il Vangelo».

 

Da questa coscienza, che l’apostolo manifesta, è nata anche la giornata annuale per la vita. Quando in Italia ha prevalso una logica di morte ed è stato legalizzato l’aborto, tanti cristiani hanno avvertito nel profondo della loro coscienza l’imperativo di S. Paolo: «Guai se non annuncio il Vangelo». Hanno sentito che non potevano rassegnarsi ma dovevano tener viva la luce del Vangelo che Gesù ha acceso e la sua passione per la vita di ogni essere umano il quale ha la dignità di figlio di Dio e di fratello di Gesù.

 

San Paolo confessa: «Annunciare il Vangelo non è per me un vantaggio». Sappiamo dai suoi stessi scritti che restare fedele alla sua missione gli è costato impopolarità, persecuzione e, alla fine, il martirio. In questo tempo, continuare la missione di Gesù di annunciare il Vangelo della vita costa anche alla Chiesa prezzi di impopolarità.

 

La Chiesa di Udine vuol restare fedele al suo Signore e continuare la sua missione come lui ha fatto; cioè, con le parole e con le azioni di salvezza.

 

Le iniziative che anche quest’anno stiamo attuando in occasione della giornata per la vita sono un annuncio forte del Vangelo della vita con le parole e con le testimonianze. E desideriamo farlo non solo in questa circostanza, ma in ogni occasione in cui abbiamo la possibilità di parlare. Nella nostra città e nel nostro territorio friulano c’è bisogno che risuoni la parola rispettosa, ma chiara, della Rivelazione cristiana che ricorda la sacralità intangibile di ogni persona umana dal momento in cui viene concepita nel grembo della madre.

 

Oltre che con la nostra parola continuiamo la diffusione del Vangelo della vita con concrete opere di carità. Tra esse torno a ricordare e incoraggiare la benemerita rete dei Centri di aiuto alla vita. Cosa significhi aiutare una mamma a salvare il proprio figlio lo abbiamo ascoltato nella forte testimonianza di una giovane che è stata aiutata a lottare per tenersi il proprio bambino quando ella aveva appena dodici anni. Mentre quella ragazzina, accolta da un Centro di aiuto per la vita, salvava il proprio figlio, quel figlio era la salvezza della sua giovanissima mamma. Questo è il Vangelo che dobbiamo continuare ad annunciare: la vita genera vita e la morte diffonde amarezza e morte.

 

Gesù cominciava le sue giornate dedicando le ore mattutine alla preghiera. Anche noi, nella giornata per la vita, dedichiamo questa sera alla celebrazione della S. Messa a cui seguirà una notte di adorazione e di preghiera.

 

La missione che Gesù ha consegnato alla sua Chiesa di annunciare e testimoniare il Vangelo della vita è molto impegnativa, come lo fu per lui. Per questo possiamo viverla con coraggio e fedeltà solo se abbiamo la mente illuminata e il cuore reso forte dalla sua grazia. Se vien meno la preghiera subentra la tentazione del maligno che tende a intiepidire la nostra coscienza per cui diventiamo più disponibili a cedere al compromesso e ad adattarci al male. Preghiamo con Gesù anche in questa serata così preziosa e preghiamo ogni giorno perché la nostra coscienza resti sensibile al monito di San Paolo: «Guai a me se non predicassi il Vangelo», il Vangelo della vita.