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Omelia in occasione delle esequie di mons. Giuseppe Cargnello (3 gennaio 2017)   versione testuale

Eccellenze, cari Sacerdoti e Fratelli e Sorelle,

 

proprio mentre celebrava con le sue amate comunità le feste del Santo Natale don Giuseppe Cargnello è stato chiamata dal Signore Gesù a vivere il suo definitivo natale. I cristiani, infatti, considerano la loro morte il “dies natalis”, il giorno della nascita alla vita eterna. Questo giorno, deciso misteriosamente dalla volontà di Dio, è giunto anche per d. Giuseppe. La morte lo ha colto e noi crediamo e speriamo che, grazie alla sua forte fede, sia rinato per grazia di Gesù risorto in paradiso e sia entrato nella grande comunità della Comunione dei Santi. Con Maria e tanti santi è stato certamente già accolto dal suo amico fraterno d. Renzo Dentesano e da tanti altri amici e parrocchiani che ha amato e per i quali in questa Pieve ha celebrato, come parroco, il funerale.

 

Nel cuore di ognuno di noi e nelle comunità di questa valle don Giuseppe lascia un grande dolore e un grande vuoto anche perché se n’è andato in silenzio, senza un preavviso. Ci viene da dire che ci ha lasciati senza voler creare disturbo a nessuno; proprio come ha sempre fatto, sacrificandosi con grande fedeltà e in prima persona nei suoi impegni di sacerdote per non creare difficoltà ad altri.

 

Il suo Signore lo ha visitato improvvisamente e lui lo ha seguito come il servo fedele che ha concluso il suo compito, dopo aver donato al Signore Gesù e alla sua Chiesa i 77 anni di pellegrinaggio terreno e i 52 di sacerdozio.

 

Noi, però, sostenuti dalla fede, sentiamo di non aver perso don Giuseppe. Anzi è questo il momento in cui egli ci chiede di  stargli veramente vicino con tutto il nostro affetto abbracciandolo con la nostra preghiera come avete fatto in questi giorni e come stiamo facendo in questa S. Messa di esequie.

 

Nel vangelo abbiamo ascoltato Gesù che si paragona ad un buon pastore. I vescovi e i sacerdoti hanno la missione di rendere vivo, tra i cristiani e nelle comunità, Gesù buon pastore continuando la sua missione. 

 

Cari cristiani, da tante testimonianze ho capito che don Giuseppe è stato in mezzo a voi un buon pastore, con le caratteristiche chieste da Gesù. Conosceva le sue pecore una per una per nome, con la loro storia, la loro vita, la loro famiglia. Ha vissuto con i suoi cristiani condividendo i momenti di gioia e di dolore sempre con quella bontà d’animo, delicatezza, compassione e comprensione che anch’io ho sempre percepito in lui dal nostro primo incontro.

 

Ha anche camminato davanti alle pecore per guidarle ai pascoli buoni, i pascoli della Parola di Dio e della liturgia. Si è dedicato, in piena collaborazione con don Renzo, alla formazione cristiana dei piccoli e degli adulti. Ha avuto una sensibilità particolare per la liturgia che ha sempre curato qui nella sua Pieve e nelle altre chiese e ha insegnato a viverla con partecipazione profonda. Da buon pastore sapeva che guidare all’incontro con Gesù nella liturgia significava offrire il vero nutrimento spirituale ai suoi cristiani e alle comunità che gli erano state affidate.

 

Il Vangelo dice che le pecore seguono il buon pastore “perché conoscono la sua voce”. La voce di d. Giuseppe entrava in modo familiare nei cuori perché egli ha cercato di trasmettere la sua fede sincera e appassionata con la lingua, i canti, le tradizioni con cui generazioni di cristiani hanno pregato, celebrato la S. Messa, vissuto la propria fede cristiana. Non è questo il momento per ricordare l’imponente lavoro che don Giuseppe ha fatto con competenza e costanza per recuperare le tradizioni di queste comunità e di tutta la Chiesa Friulana, specialmente nella musica e nel canto antico. Mi sembra doveroso solo dire che in questo grande lavoro egli non era spinto dal gusto dello studioso accademico ma dalla passione del pastore che cercava le parole e i canti più familiari per guidare le sue comunità a confessare e cantare la propria fede e a nutrirsi di essa.

 

Abbiamo sentito che S. Paolo si rivolge ai cristiani di Corinto con queste parole: “La nostra lettera siete voi, lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti. Voi siete una lettera di Cristo composta da noi, non su tavole di pietra ma su tavole di cuori umani”.  Don Giuseppe si è speso giorno dopo giorno per scrivere Cristo e il suo Vangelo nelle coscienze di generazioni di cristiani e nelle sue comunità. Ha scritto nei cuori con la sua fede profonda, con la sua calda e delicata umanità, con la sua passione per le tradizioni, la lingua, il canto. 

 

Cari cristiani che avete avuto la grazia di avere come parroco don Giuseppe, mantenete viva l’immagine di Cristo e le parole del suo Vangelo che egli ha scritto nelle vostre coscienze. Trasmettetele ai vostri figli. Sarà questa la gioia più grande per d. Giuseppe e il suo vanto davanti a Dio. Mentre lo affidiamo alla misericordia del Padre ci affidiamo anche alla sua paterna intercessione.